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Paragrafo 7 . L'annessione del Veneto e di Roma.

     
La soluzione per la questione veneta e per quella romana matur tra il
1866   e   il   1870,   in  seguito  all'evoluzione  delle   relazioni
internazionali.  Nell'aprile  del  1866,  la  Prussia,  che  intendeva
realizzare il proprio progetto di unificazione

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della   Germania  sotto  la  sua  egemonia  (vedi  capitolo  Ventitr,
paragrafi  2,3  e  4), propose all'Italia un'alleanza  in  una  guerra
contro l'Austria, che il governo italiano accett.
     Le  operazioni militari iniziarono nel mese di giugno. L'esercito
italiano,  numericamente superiore a quello austriaco ma mal preparato
e  indebolito dai contrasti tra i due comandanti militari, il generale
Cialdini  e  il  generale  La Marmora, che  nel  frattempo  era  stato
sostituito  al  governo  dal  Ricasoli,  fu  sconfitto  dalle   truppe
austriache  a  Custoza il 24 giugno. Sul fronte prussiano,  per,  gli
austriaci  furono  battuti (Sadowa, 3 luglio)  e,  dovendo  affrontare
l'avanzata  nemica, offrirono il Veneto all'Italia,  in  cambio  della
cessazione  delle  ostilit.  L'Italia  rifiut,  pensando  di   poter
ottenere  anche  il  Trentino e la Venezia  Giulia;  nelle  successive
operazioni  militari, per, sub una grave sconfitta  nella  battaglia
navale  di  Lissa (20 luglio). Solo Garibaldi consegu un  successo  a
Bezzecca, nel Trentino, il 21 luglio. Cinque giorni dopo, l'armistizio
tra  Austria  e Prussia pose fine alla guerra. Con la pace  firmata  a
Vienna il 3 ottobre 1866 l'Italia ottenne il Veneto.
     La  tensione  politica causata dagli insuccessi militari  provoc
la  caduta  del  governo Ricasoli e la formazione di un nuovo  governo
presieduto da Rattazzi (aprile 1867-ottobre 1867), durante  il  quale,
per  la  soluzione della questione romana, fu ancora una volta tentata
l'azione rivoluzionaria. L'iniziativa fu assunta dal partito d'azione,
tramite  un piano, che prevedeva un'insurrezione popolare nella  citt
e,   congiuntamente,  un  intervento  militare  esterno  ad  opera  di
volontari guidati da Garibaldi. Rattazzi inizialmente non ostacol  il
progetto,  ma,  di fronte alle minacce di Napoleone terzo,  decise  di
intervenire  contro  Garibaldi,  che,  nel  settembre  del  1867,   fu
arrestato  a Sinalunga, presso Siena, dove stava arruolando volontari,
e  successivamente  condotto  al  soggiorno  obbligato  nell'isola  di
Caprera.  Il  piano  comunque and avanti: un  gruppo  di  garibaldini
riusc  a  penetrare  nello  Stato  pontificio  e  i  preparativi  per
l'insurrezione  di  Roma furono accelerati; l'esercito  papale,  per,
riusc  a bloccare sia i primi che i secondi. Nel frattempo Garibaldi,
fuggito  da  Caprera e sbarcato in Toscana, aveva  ripreso  la  marcia
verso  il  Lazio.  I  garibaldini batterono  le  truppe  pontificie  a
Monterotondo,  il  25 ottobre, ma furono sconfitti  a  Mentana,  il  3
novembre,  dal contingente inviato da Napoleone terzo, pi  fresco  ed
equipaggiato col nuovo fucile Chassepot a retrocarica. Garibaldi venne
ancora una volta arrestato e quindi inviato a Caprera.
     Il   fallimento   del  secondo  tentativo  garibaldino   sembrava
allontanare  la soluzione della questione romana, perch l'inevitabile
crisi  della Sinistra e del partito d'azione e il rinnovato  e  deciso
impegno  della  Francia  in  difesa  del  potere  temporale  del  papa
rendevano  di  difficile  attuazione sia  l'azione  di  forza  che  le
trattative  diplomatiche.  Nuove  e  pi  favorevoli  prospettive   si
aprirono per nell'estate del 1870, in seguito all'esito della  guerra
tra  Francia e Prussia. Dopo la sconfitta subita a Sedan da  Napoleone
terzo e la conseguente caduta del secondo impero, il governo italiano,
presieduto da Giovanni Lanza, inizialmente cerc di trovare un accordo
con  il  papa e infine, di fronte all'intransigenza di questo,  decise
l'intervento militare. Il 20 settembre l'artiglieria apr una  breccia
nelle  mura  di Roma presso Porta Pia, attraverso la quale  le  truppe
italiane,  superata la resistenza dei soldati pontifici, entrarono  in
Roma.  Il  2 ottobre un plebiscito ratific l'annessione dei territori
pontifici   al  regno  d'Italia.  Nel  corso  del  1871   avvenne   il
trasferimento della capitale da Firenze a Roma.
     
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     [Cartine  non riportate: Dal regno di Sardegna al regno d'Italia.
1- 1850; s- 1859-1860; 3- 1860-1861; 4- 1866-1870].
     
     I  rapporti  fra  stato  e Chiesa furono definiti  da  una  legge
approvata  dal  parlamento italiano il 13 maggio  1871,  detta  "legge
delle    guarentigie"   (garanzie).   Essa   assicurava    al    papa:
l'inviolabilit  della  persona, onori  sovrani  e  diritto  a  tenere
guardie  armate, libero esercizio del potere spirituale, piena facolt
di  comunicare  e  intrattenere relazioni diplomatiche  con  tutto  il
mondo, una dotazione annua pari a quella di cui godeva quando deteneva
il   potere   temporale.   Lo  stato  italiano   riconosceva   inoltre
l'extraterritorialit dei palazzi del Vaticano e del Laterano e  della
villa di Castelgandolfo.
     Il  pontefice respinse la legge delle guarentigie e  mantenne  un
atteggiamento  di  netta contrapposizione nei  confronti  dello  stato
italiano,  tanto  che,  dopo  averne  scomunicato  i  sovrani   ed   i
governanti,  nel 1874, pubblic un decreto, con il quale,  tramite  la
formula  Non expedit (non conviene), viet ai cattolici di partecipare
alle elezioni e alla vita politica del regno d'Italia.
